giovedì 26 marzo 2015

Pretty woman fa 25 anni e io...mi SQUAGLIO! [da molto meno!]

Sì, lo so, non si dice squagliare, si dice sciogliere, ma che ci posso fare se ogni volta che lo RIvedo, ascolto la sigla o semplicemente qualcosa me lo ricorda, io mi squaglio letteralmente come la più comune sottiletta Kraft su un mega McBurger? Come la panna dite?! Eh sì come la panna in un terribile afoso pomeriggio d'agosto, io, noi, generazioni di donne, siamo impazzite guardando IL cult del genere, IL film d'amore, LA favola moderna.



Chiariamoci un attimo,

domenica 22 marzo 2015

L'ARCHITETTO NON E' UN POLTERGEIST



Oggi mi è venuto un dubbio atroce, una specie di crisi di identità!
E allora ho pensato bene, da donna 2.0, architetto di grido e web addicted, di rivolgermi alla fonte di sapere per eccellenza dei "tempi di oggi", vale il dire WIKIPEDIA: nuova Treccani del copia e incolla, nonché oracolo di Delfi dei momenti di sconforto da smartphone.
E lì, nelle pagine codificate di un dizionario multimediale, ho finalmente ritrovato me stessa. Più comodo, tra l'altro,  e anche più veloce che andare in India. 

Ed ecco, per me e per tutti voi, la definizione di ARCHITETTO:

"L'architetto è la figura professionale [wow!] massimamente esperta [il pathos cresce] della progettazione urbanistica, edilizia e architettonica, del restauro dei monumenti, della progettazione del paesaggio, dell'allestimento, dell'estimo immobiliare e del disegno."

CAZZO! TUTTE QUESTE COSE??!! 

Eppure io mantengo sempre un grazioso ghigno quando mi chiedono: 
"scusa, ma tu sei architetto di interni, o anche di esterni?"

Ma andiamo pure avanti. 

"È storicamente tra gli attori principali della trasformazione dell'ambiente costruito." 
[che gran figo!]

Gli architetti trovano impiego non solo nel campo dell'edilizia, ma anche in settori più o meno affini all'architettura, come design, ergonomia e grafica." 

E aggiungerei che, se necessario, sanno fare anche il caffè.

"Il termine deriva dal greco ἀρχιτέκτων (arkhitekton), parola composta da arkhi (capo), particella che serve a denotare "superiorità", autorità, ma soprattutto pensiero [mi commuovo], ossia responsabilità e consapevolezza di colui che si accinge a costruire, e tékton particella che riguarda l'azione, l'operatività."

sembro proprio una persona seria!!

Quanto a Vitruvio, che nel tempo libero aveva pensato di scriverci su un trattato, tale "DE ARCHITECTURA", pare che secondo lui l'architetto debba avere "doti intellettuali" e "attitudine nell'apprendere", debba conoscere storia, disegno, matematica, filosofia, musica, medicina, giurisprudenza, astrologia, letteratura, storia dell'arte.

Senza scendere nei dettagli e cadere nell'autocelebrazione, pare, così dicono, che l'architetto sia tenuto a sapere un sacco di cose.

Ora, definizione alla mano, vorrei tanto esaminare con attenzione i processi logici e mentali scatenatisi, negli ultimi anni, in molte persone di mia conoscenza, che le abbiano portate a pensare che quello dell'architetto non sia un lavoro.

Non avrebbe, chiaramente, alcun senso domandarglielo. 

Mi andrebbe piuttosto di indagare su quale delle parole suddette non sia chiara; quale di quelle faccia loro immaginare che la consulenza di un professionista sia gratuita; quale faccia pensare che un architetto possa mettere a disposizione a titolo gratuito le sue competenze e le sue esperienze in materia di composizione, sensibilità, fruizione degli spazi, realizzazioni contemporanee, esigenze personali, conoscenza degli aspetti estetici e tecnologici dei materiali, buono e cattivo gusto, teoria della luce ed equilibrio.

Vorrei inoltre ricordare a tutti gli scienziati che decidono di ristrutturare le proprie case, che l'architetto non svolge una funzione di esattore delle tasse, che non vende le sue competenze porta a porta, (e neanche folletto), e che non organizza riunioni tupperware per reclutare adepti assuefatti all'ebbrezza delle plastiche; per cui, a meno che voi non l'abbiate chiamato, non si materializza improvvisamente in casa vostra come un poltergeist o nel vostro salotto come Slimer, imbrattandovi irrimediabilmente le pareti di viscido liquido verde.

Se non ne avete bisogno, care enciclopedie viventi dell'arte del "qui ci vorrei un arco" o del "qui ci va un bidet?", fatene pure a meno, ma, soprattutto, evitate le scene pietose sull'estorsione di consigli utili, perché tanto, vostro malgrado, non sarete comunque in grado di seguirli.

Tuttavia, se proprio ritenete il vostro metodo infallibile, vi consiglio vivamente di applicarlo anche ad altri aspetti, perché nella vita, si sa, è sempre una questione di metodo. 
Se siete sicuri di quello che volete, di quanto costi, di quale sia il risultato migliore, procedete: applicatevi da soli le protesi ai denti, contestate i vostri medici e ditegli che avete confrontato le loro diagnosi con quelle di altri dieci, dite al vostro panettiere che il pane del negozio accanto è più croccante, riparatevi da soli automobili e caldaie, progettatevi l'impianto elettrico, e quando andate al ristorante, dite al maitre che cucinate meglio voi!

per accedere alla professione di architetto in Italia sono richieste:
-  laurea in architettura;
- abilitazione professionale, che si ottiene superando un esame di stato che consiste in quattro prove;
-  iscrizione all'ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori.

Il riconoscimento più prestigioso per un architetto a livello mondiale è il Premio Pritzker, che si può considerare l'equivalente del Nobel.

Buon lavoro!